Umberto Barbolini - ASD MotoClubTrieste 1906

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Umberto Barbolini

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Umberto Barbolini,
un protagonista nella nostra Storia


I motociclisti triestini più “attempati”, e non solo loro, se lo ricordano bene. Forse perché è stato per più di sessant’anni socio del MC Trieste, ligio agli imperativi di un  tempo come “la bandiera non si cambia”. Così che, anche nei momenti più bui del Club, è stato  comunque sempre tra i primi, in gennaio, a rinnovare la propria tessera sociale. E’ andato in moto fin quasi ai novant’anni, tetragono sui lunghi percorsi che copriva per raggiungere i Motoraduni più importanti, dove tutti lo conoscevano. Nel nostro archivio di lui è scritto, tra l’altro:
Ostinato, permaloso, allegro, spavaldo, polemico, furbo, coraggioso, “barba” era un personaggio. Sapeva approfittare di tutte le occasioni e si considerava infermabile. Disordinato e spesso imbrattato d’olio, nelle discussioni voleva avere sempre ragione e pensava simpaticamente di avere diritto sempre a qualcosa. Quando si nominava qualche ex-pilota locale diceva immancabilmente “ …quello lì l’ho sempre battuto !”, mantenendo, dopo più di sessant’anni di permanenza a Trieste, il suo inconfondibile accento toscano.


Non c’è da stupirsi che nelle corse degli anni ’30 e ’40 sia stato pilota combattivo, più volte vincente su strada e sull’anello di Montebello, nel Dirt Track. Proponiamo due immagini d’epoca nella prima delle quali lo vediamo grintosamente alla guida del suo sidecar (probabilmente nel 1948) nel Dirt Track all’Ippodromo, con la potente Zenith 1000 motorizzata col bicilindrico Jap, che lui iscriveva alla gara come Zenith-Ganna. Apriamo un’indagine chiedendo se qualcuno sa dirci chi è il passeggero, che non sembra in questo caso essere quell’Attilio De Marchi (eclettico pilota triestino delle piste ovali) che altre volte fece da coequiper a Barbolini. Nella seconda foto, Umberto, a destra col baschetto e la cravatta, presenta le vetturette Messerschmitt costruite su licenza dalla MI-Va (mod. “Mivalino”l, marca italiana produttrice di moto di cui è stato concessionario negli anni ’50. La micro-car a 3 ruote, con due posti a sedere in fila tipo tandem cui si accedeva da una “porta” incernierata su un  lato che si ribaltava ad ala di gabbiano scoperchiando la vettura, era equipaggiata con un motore a 2 tempi (193 cc e circa 10 CV), cambio a 4 marce e, all’interno di una carlinga derivata da quelle degli aerei da caccia tedeschi Messerschmitt, si manovrava con un manubrio di tipo motociclistico. Anche in questo caso vorremmo scoprire chi sono gli altri personaggi nella foto, databile 1958/59, specie i due che montano le moto, una Gilera Saturno e una BMW.



Era Nato il 18/2/1901 in Toscana ed è morto a Trieste circa nel 1990.

Umberto venne a Trieste come soldato italiano appena finita la prima guerra mondiale e, terminato il suo servizio in divisa, decise di rimanere in questa città dove probabilmente ha cominciato a lavorare come meccanico di biciclette e poi di motociclette. E’ stato un ottimo corridore ciclista risultando spesso vincitore delle numerose gare che si svolgevano nella zona triestina. Questo succedeva per tutti gli anni 20 ed i primi anni 30. Dalle ricerche eseguite per l’allestimento del volume “Motociclismo a Trieste- Cent’anni di storia nella provincia giuliana” (Ed. Lint, Trieste, 2007),la prima traccia che troviamo di Barbolini nelle gare motociclistiche risale al 1927, quando si classifica al terzo posto della classe “dilettanti 350” nella gara in salita “Trieste-Poggioreale” (Trieste-Opicina). Sembra che vi abbia partecipato con una piccola MAS 175. Nella stessa gara, edizione 1932, Barbolini vince brillantemente la categoria “Turismo fino a 600 cc” con una MM 350, e partecipa anche alla classe “Corsa 175” classificandosi 8° con una MM 125. L’anno successivo si classifica al 5° posto nella Classe 175 con un a MINERVA 125. Nel 1932, lo ritroviamo anche nelle gare di Dirt Track all’Ippodromo di Montebello: con la MM 175 è terzo nella classe “175 Expert” e, con la stessa moto dotata di carrozzino, partecipa alla classe Sidecar, combattendo con onore (5°) contro le grosse cilindrate. Nell’ottobre del ’32, quando cominciano a gareggiare a Trieste gli specialisti austriaci del Dirt Track, ammiratissimi dal pubblico, Barbolini si classifica terzo nella categoria “600 turismo ad handicap” con la MM 350. Ritroviamo Barbolini nelle classifiche del Dirt Track del 1937  al terzo posto nella gara delle Tre Venezie fin o a 500 cc, sempre con la MM 350. Poi è brillante secondo nei sidecar con una GILLET 500. Negli anni ’37 e ’38 si sono svolte le gare ma non ne abbiamo trovato le cronache. Nell’autunno del 1938 partecipa ancora nei sidecar ma si ritira. Nel ’39 ritorna ad una gara su strada, il Circuito di Trieste, svoltosi una sola volta ma con la presenza di famosi campioni. Purtroppo anche in questa occasione, iscritto nella “Sport 500”, si ritira. Nel dopoguerra, compare la famosa Zenith, che Barbolini iscrive alle gare come “GANNA 1000”, forse perché il carrozzino è di marca italiana Ganna e forse perché Barbolini è concessionario della Ganna ( oltre che di MM) e furbescamente vuole reclamizzare questo marchio. Nel Dirt Trak nazionale del 1948 Umberto vince con questa moto la classe Sidecar (che nelle classifiche appare come “Ganna-Jap 1000”) superando il suo rivale di quegli anni Ottaviano Cesaratto (Benelli 500). Nel Dirt Track Internazionale dello stesso anno, Cesaratto si prende la rivincita , precedendo di poco Barbolini. Con la Zenith camuffata da Ganna, Barbolini combatte nei sidecar contro i fortissimi austriaci (Mach, Walla e Kulhan) dotati di sidecar snodato e deve accontentarsi del 4° posto nel 1949 e nel 1950 . Ma le sue performaces, col passeggero De Marchi, vengono applaudite perché si difende bene e deve gareggiare col carrozzino all’interno della curva per girare in pista in senso antiorario come prediligono gli austriaci che hanno il side sull’altro lato.
Nella foto di gruppo (1938 o 39) Barbolini è il quarto da destra

Con la Zenith, Barbolini partecipa e vince numerose gare di regolarità organizzate dai clubs della zona, ma le affermazioni più belle e importanti arrivano di nuovo dalla gara in salita Trieste-Opicina e su strada.Nel 1947 Barbolini con la Zenith, firma il suo capolavoro, vincendo la cronoscalata col suo sidecar (classe Sidecar oltre 600 cc) battendo il vecchio record alla media di Km/h 81,700, cosa di cui si vanterà per sempre.. Nel 1949 vince anche la gara di velocità sul breve circuito di Riva Traiana a Trieste (solo 1000 m.) e nell’edizione del 1950 è secondo.
Sicuramente sono più numerose le partecipazioni ed i piazzamenti di Barbolini, ma è difficile recuperare altre notizie. Vedremo dopo l’apertura del famoso baule!
Negli anni successivi  (anni ’50 e ’60), Umberto parteciperà e vincerà in numerose gare di regolarità e nelle gimkane, quasi sempre a bordo di una MI-Val (125 e 200 cc). Poi fino ad oltre 85 anni sarà presente a decine di motoraduni in Italia e all’estero, macinando con tutte le situazioni atmosferiche centinaia di chilometri senza problemi e, conosciuto da tutti, fermandosi solo per la benzina e per …la pipì !
Ostinato, permaloso, allegro, spavaldo, polemico, furbo,coraggioso, “barba” era un personaggio. Sapeva approfittare di tutte le occasioni e si considerava infermabile. Disordinato e spesso imbrattato d’olio, nelle discussioni voleva avere sempre ragione e pensava simpaticamente di avere diritto sempre a qualcosa. Quando si nominava qualche ex-pilota locale diceva immancabilmente “ …quello lì l’ho sempre battuto !”, mantenendo, dopo più di sessant’anni a Trieste, il suo inconfondibile accento toscano.

Barbolini ad una gara di regolarità alla fine degli anni '50 con la Mi-Val 125
mentre polemizza - e lo faceva spesso - con i giudici di gara.

E’ sempre stato iscritto al Moto Club Trieste.
La sua ostinazione lo ha portato a non abbandonare la moto neanche quando, per la vecchiaia, i suoi occhi vedevano pochissimo. Dopo alcune cadute (non vedeva i marciapiedi in galleria), non si è ripreso da un ultimo incidente e si è spento a circa a novant’anni dopo una lunga permanenza in ospedale, dove ha lottato, anche lì,  ostinatamente, probabilmente sognando di essere ancora in moto.
(Franco Damiani di Vergada, Trieste 2010.)



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